Rivoluzione farmacologica per il diabete: le cellule staminali

Si apre una nuova era nella lotta al diabete. È stata avviata alla valutazione la domanda per avviare le prime sperimentazioni con terapie cellulari da staminali pluripotenti sia in Italia che in altri 5 paesi.

Si tratta di approcci che potrebbero superare alcuni degli attuali limiti dei trapianti di isole pancreatiche o di pancreas, vincolati ad una disponibilità di donatori sempre più rara, e associati al classico rischio di rigetto. I trial clinici dovrebbero partire entro il primo semestre del 2023, una volta superata la valutazione degli organi regolatori.

Il diabete, pur non essendo una malattia trasmissibile, continua ad aver una crescita progressiva: entro il 2040 saranno oltre 640 milioni nel mondo le persone che dovranno confrontarsi con questa patologia.

In Italia si stimano 300 mila persone affette da diabete di tipo 1 e circa 3,5 milioni dal tipo 2 (solo contando i casi diagnosticati) con una prevalenza pari al 5.9% che aumenta al crescere dell’età, fino a raggiungere il 21% tra le persone ultrasettantacinquenni (dati Istat 2020).

Nel caso del diabete di tipo 1 si tratta di una malattia autoimmune, in cui il sistema immunitario danneggia le cellule del pancreas che producono insulina. Nel diabete di tipo 2, invece, l’organismo produce insulina ma non riesce a utilizzarla correttamente a causa di complesse disfunzioni metaboliche.

Questa nuova ricerca sta aprendo prospettive completamente differenti, soprattutto per chi è affetto dal diabete tipo1, rispetto alle tecniche oggi in essere.

L’avanzamento delle conoscenze nel campo della biologia, della bio-ingegnerizzazione dei tessuti associata alla possibilità di plasmare l’espressione cellulare dei geni, propone approcci in grado di superare gli attuali limiti.

Oggi nel mondo, sono stati registrati 6 studi clinici che utilizzano cellule staminali pluripotenti umane per la terapia del diabete di tipo 1 e i primi pazienti nei quali sono state impiantate hanno presentato un evidente beneficio clinico.

Tutti questi sforzi hanno fatto sì che si sia riusciti a sviluppare prodotti cellulari con un buon profilo di sicurezza che ne consente l’applicazione clinica. È sempre più evidente l’importanza dell’integrazione tra ricerca e clinica per consentire ai ricercatori di estendere l’innovazione a numerose patologie potenzialmente guaribili con approcci di medicina rigenerativa.

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Fonte: www.avvenire.it

www.repubblica.it

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